Partanna, 1974 – Roma, 1992
“Bisogna rendere coscienti i ragazzi che vivono nella mafia che al di fuori c’è un altro mondo, fatto di cose semplici ma belle, di purezza, un mondo dove sei trattato per ciò che sei, non perché sei figlio di quello o perché hai pagato per farti fare quel favore. Forse un mondo onesto non esisterà mai, ma chi ci impedisce di sognare? Se ognuno di noi prova a cambiare forse ce la faremo”.
Rita Atria nasce a Partanna in provincia di Trapani nel 1974, da Vito Atria, pastore proprietario di diversi ettari affiliato a Cosa Nostra e Giovanna Cannova.
All’età di 11 anni, nel 1985, Rita perse il padre per un regolamento di conti e successivamente, nel 1991, perse anche il fratello Nicola che aveva cercato vendetta per il defunto padre.
Fu proprio a seguito della morte di Nicola Atria che la cognata di Rita, Piera Aiello, denunciò i due killer del marito e collaborò con la polizia.
Rita decise di seguire le orme della cognata, così si recò a Marsala dove incontrò l’allora procuratore Paolo Borsellino, a cui rivelò tutti i segreti di cui era a conoscenza riguardo la cosca cui appartenevano il padre e il fratello.
Le dichiarazioni di Rita e della cognata Piera Aiello furono di enorme importanza perché permisero di arrestare numerosi mafiosi di Partanna, Sciacca e Marsala.
Per la sua incolumità fu costretta a trasferirsi a Roma, in una località segreta e sotto falso nome, a vivere una vita completamente isolata dal resto del mondo.
Il 19 luglio 1922 Paolo Borsellino fu assassinato nell’attentato di via D’Amelio, da quel momento il vuoto.
Sola e sconvolta dalla morte del giudice Borsellino, suo punto di riferimento, Rita Atria si suicidò a Roma il 26 luglio 1992.
La giovane testimone di giustizia si gettò dal settimo piano del suo rifugio segreto.
Rita Atria per molti rappresenta un’eroina, per la sua capacità di rinunciare a tutto, anche all’affetto della famiglia, per inseguire un ideale di giustizia.
