Paolo Borsellino

Palermo, 19 gennaio 1940 – Palermo, 19 luglio 1992

“La lotta alla mafia, il primo problema da risolvere nella nostra terra bellissima e disgraziata, non deve essere solo una distaccata opera di repressione. Deve essere un movimento culturale e morale che coinvolga tutti, che abitui tutti a sentire la bellezza del fresco profumo di libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità”.
Paolo Borsellino nacque a Palermo il 19 gennaio 1940, nel quartiere della Kalsa, un’area molto popolare della città.
Crebbe in una famiglia di saldi principi morali: il padre Diego era farmacista, con un grande senso del dovere e della giustizia e la madre, Maria Lepanto, era una donna colta e severa, che trasmise ai figli l’amore per lo studio. Paolo era il secondogenito dopo Adele e il terzo figlio era Salvatore. Nel 1945 nacque l’ultima sorellina, Rita, definita da Paolo la Repubblichina, essendo nata proprio il 2 giugno.
Nel 1958 si iscrisse alla Facoltà di Giurisprudenza a Palermo, dove, nel 1962, si laureò a soli 22 anni con il massimo dei voti.
L’anno successivo partecipò al concorso di magistratura e diventò il più giovane magistrato di Italia, dopo un breve servizio ad Enna, ottenne il trasferimento a Marsala, dove rimase per circa un decennio. Nel 1975 ritornò a Palermo a lavorare come sostituto procuratore. Il clima di quegli anni è caratterizzato da estrema violenza mafiosa.
La svolta professionale avvenne nel 1980, quando Borsellino entrò a far parte del pool antimafia ideato da Rocco Chinnici. In questi anni, Borsellino ebbe l’occasione di lavorare intensamente sulle indagini ereditate da Boris Giuliano e di collaborare con il capitano Basile.
Nel 1993 venne assassinato Rocco Chinnici, il quale venne sostituito dal giudice Antonio Caponnetto. Fu proprio sotto la guida di quest’ultimo che Borsellino e i suoi colleghi, tra cui anche Giovanni Falcone, lavorarono seguendo un nuovo metodo di coordinamento investigativo, basato sullo scambio di informazioni e sull’uso dei pentiti (primo fra tutti Tommaso Buscetta). I risultati del lavoro arrivarono molto presto, quando il 10 febbraio 1986 si aprì il maxiprocesso che si concluse con 344 condanne su un totale di 475 imputati, tra cui anche diverse pene all’ergastolo per i boss di Cosa Nostra. Dopo il successo del Maxiprocesso, il pool visse una stagione di crisi e smantellamento.  Nonostante l’ostruzionismo e il clima di isolamento, Borsellino proseguì il suo lavoro prima a Marsala e poi nuovamente a Palermo come procuratore aggiunto, dove continuò a colpire le trame tra mafia e politica.
Il 1992 fu un anno tragico per Paolo Borsellino, il 23 maggio a Capaci perse l’amico fraterno Giovanni Falcone, ucciso insieme alla moglie e a tre agenti della scorta. Quel giorno gettò Borsellino in un profondo dolore ma ne accelerò anche l’impegno investigativo. Consapevole di essere il prossimo bersaglio, visse i suoi ultimi giorni, indagando sui vertici di Cosa Nostra e sulle trattative Stato-mafia.
Da lì il conto alla rovescia. Il 19 luglio 1992, infatti, una carica di 90 kg di tritolo esplose in Via D’Amelio, uccidendo Paolo Borsellino e i cinque agenti della sua scorta: Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Vincenzo Li Muli, Claudio Traina ed Emanuela Loi.
Paolo Borsellino è oggi una delle più grandi e importanti figure della storia repubblicana italiana, simbolo di giustizia, coraggio e impegno fino al sacrificio.
Nel 2004, gli venne conferita la Medaglia d’oro al valor civile alla memoria, il suo nome ancora oggi echeggia tra scuole, biblioteche, aeroporti vie ed istituzioni culturali.